lunedì 10 ottobre 2016

"Ordina un papà". Scegli un uomo e fallo sparire.

Fonte: http://www.tempi.it/ordina-un-papa-che-e-come-dire-scegli-un-uomo-e-fallo-sparire#.V_tD03p1cRk

“Ordina un papà”. Che è come dire: scegli un uomo e fallo sparire


Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Ora bastano un clic e 950 sterline per scegliere con facilità e velocità il papà ideale per il proprio bambino. Sì, perché il business della fecondazione artificiale ha pensato di migliorare il suo servizio clienti ideando una app per smartphone davvero all’avanguardia. Si chiama “Order a Daddy” (ordina un papà), ed è un sistema attraverso cui si possono inserire le caratteristiche fisiche, intellettive, professionali e persino spirituali dell’uomo che sarà, come si dice, “il papà ideale dei miei figli”. In pochi istanti l’applicazione mette insieme i requisiti, setaccia la banca dati e trova lo sperma del donatore che più si avvicina ai propri sogni, indicando alla cliente la clinica inglese in cui viene tenuto congelato. «È così, con un uomo che resta un sogno virtuale, che si impedisce definitivamente al bambino di nascere», spiega a Tempi lo psicanalista Claudio Risé.















Risé, cosa può spingere una donna a voler crescere un figlio da sola, senza un padre?
Questa donna rappresenta il modello di donnad ell’Occidente moderno. È indicativo in questo senso quanto spiego nel mio ultimo libro Sazi da morire: ormai il 70-90 per cento delle persone muore (prima causa di decesso in Europa e America del Nord) di malattie “non trasmissibili” (Ncd) che si sviluppano all’interno della persona (per questo sono anche dette “non comunicabili”), come i tumori, le cardiopatie, il diabete. Non sono più dunque i batteri e i virus che si contraggono nei rapporti con gli altri esseri umani ad affliggere gli uomini del nostro tempo, ma i mali dovuti a una vita solitaria, sedentaria e consumista. È la prima volta che si verifica un fenomeno simile nella storia.

Cosa c’entrano le malattie con una app?
Questa applicazione non fa altro che riprodurre il modello antropologico individualista, che rifugge la relazione per chiudersi nel godimento consumista, dove non serve nemmeno più fare la fatica di andare a fare la spesa: si sceglie il prodotto online, lo si riceve a casa e lo si consuma chiusi fra le proprie mura. Ecco, questa nuova app per lo “sperma ideale” ricalca lo stesso modello in cui pretendiamo di vivere al di fuori di ogni relazione. Anche quella procreativa viene sottratta al rapporto grazie alla tecnologia.

Perché fuggiamo le relazioni?
Se il fine dell’esserci è il solo godimento personale, l’altro è un inciampo. Non a caso anche il bambino, “ordinato” online nello stesso modo in cui si ordina la spesa, è concepito esattamente come un prodotto da consumare. E così il figlio non riuscirà a nascere, cioè a svilupparsi come essere autonomo dalla madre. Come spiega san Giovanni Paolo II nei suoi meravigliosi discorsi sulla sessualità, il rapporto tra madre e figlio deve includere sempre un terzo necessario alla generazione: il bambino vive naturalmente e giustamente una relazione simbiotica con la madre, ma senza il padre rimane prigioniero di questa. Il padre “taglia”, fa emergere il figlio permettendo la sua nascita psicologica. Nella relazione con la madre vengono soddisfatti tutti i bisogni primari, lei lo alimenta, lei lo scalda, ma sebbene dopo la nascita il bambino viva una serie di esperienze per conto suo (ad esempio quella di respirare), senza la presenza del terzo sarà incapace di relazioni e di accoglienza. Questa app è solo l’ultimo tassello di un processo già in atto da tempo, da quando con il divorzio prima e l’aborto poi il padre è stato espulso dalla relazione.

Cosa aggiunge al processo questo ultimo tassello che rende il padre addirittura virtuale?
Gli aspetti fisici, corporei e materiali, sono molto importanti e qui sono eliminati. La persona del padre scompare dalla relazione fin dall’inizio. È come se non ci fosse mai stato. Questo nell’immaginario psicologico del bambino ha una grande incidenza, perché il padre non è presente nemmeno come un personaggio passeggero che, fosse anche per una sola notte, ha avuto un rapporto fisico (che include sempre anche lo spirito e l’anima) completo e intimo con sua madre. Un rapporto così profondo da averlo generato. Questa mancanza c’è già nella fecondazione artificiale, ma con questa app in più si rende il padre una realtà solo virtuale.

Jean-Paul Sartre, in Le parole, scrive: «Un buon padre non esiste, è la norma, non si accusino gli uomini bensì il legame di paternità che è marcio». C’è chi dice che è meglio non avere un padre, soprattutto se cattivo.
Si tratta di un errore grossolano. È gravissimo confondere un elemento sostanziale con uno etico. La paternità e la maternità sono elementi sostanziali, perciò necessari, da non confondere con gli elementi etici come la bontà o la cattiveria, altrimenti si costruiscono ragionamenti che partono da un errore all’origine. Il padre è fondamentale nella formazione dell’essere umano (infatti lo sperma resta necessario) e alla personalità del bambino, il quale anche durante la gravidanza sente la voce paterna e si abitua al suo timbro, come provato dagli studi dell’ultimo secolo. Il figlio ha sempre bisogno di questa relazione con l’alterità paterna, anche qualora fosse piena di difetti. È vero che il padre “buono” non esiste, non perché la paternità sia marcia, ma perché ognuno partecipa del bene e del male. Per questo quando il giovane ricco si rivolge a Gesù chiamandolo “Maestro buono”, Lui protesta e risponde che nessuno è buono se non Dio padre. In ogni caso, se si fa scienza, occorre uscire dalle categorie moraleggianti per non cadere in tranelli pericolosi.

Di fatto però molti padri si comportano verso i figli più come amici, non hanno autorità, e non contribuiscono come dovrebbero al distacco dalla simbiosi materna. Di qui le fragilità dei figli.
Anche solo la presenza fisica del padre è importante ed è deleterio se viene a mancare. Poi, certo, la figura paterna oggi è depotenziata al massimo. D’altronde cosa devono fare questi uomini a cui da cinquant’anni spieghiamo che non bisogna essere padri e che la paternità autorevole è un atto criminale? Va inoltre ricordato che in Occidente i padri di oggi subiscono il fatto di essere a loro volta figli di padri che negli anni Settanta, e da molto tempo prima ancora, pensavano alla presenza paterna come un fardello di cui liberarsi. La paternità si trasmette, e noi viviamo in un sistema culturale basato sulla criminalizzazione della paternità.

Esiste un rimedio all’incapacità di essere padri?
Il ruolo materno è decisivo nella valorizzazione di quello paterno. È la madre che deve presentare il padre al figlio, innanzitutto accogliendolo, come non avviene nel caso del “padre virtuale” scelto attraverso l’app. È fondamentale che la donna riconosca il contributo determinante del padre, che non si sostituisca a lui ma piuttosto lo sostenga, lavorando affinché possa essere ciò che è. La donna ha questo grande potere sull’uomo che può usare male, estromettendo il padre, oppure bene, valorizzando il suo spazio. La madre in quest’ottica non viene sminuita. Anzi è lei che, consapevole delle sue capacità uniche, le usa per permettere ai rapporti interpersonali di svilupparsi armoniosamente.
Foto Ansa

giovedì 6 ottobre 2016

Como, omicio dell'architetto. In manette la ex-moglie: " voleva l'affido delle figlie"

Fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/10/05/news/como_architetto_ucciso_arresti-149131222/

Como, svolta nell'omicidio dell'architetto: manette all'ex moglie. "Voleva l'affidamento delle figlie"








Como, svolta nell'omicidio dell'architetto: manette all'ex moglie. "Voleva l'affidamento delle figlie"


Arrestato anche il commercialista con il quale aveva una relazione. Per i carabinieri sono loro i mandanti. Tre mesi dopo l'omicidio lei disse alla madre: "Sono vedova, ora mi risposo"

Svolta nell'inchiesta sull'omicidio di Alfio Vittorio Molteni, l'architetto di 58 anni ammazzato a Carugo, nel comasco, a colpi di pistola. Era il 14 ottobre dell'anno scorso. I carabinieri di Como e quelli del reparto crimini violenti del Ros hanno arrestato l'ex moglie della vittima, Daniela Rho, 46 anni, e il suo commercialista, Alberto Brivio, 49 anni. I due avevano una relazione. Secondo l'accusa, sono i mandanti del delitto commesso per l'affidamento delle due figlie della coppia. Nei mesi scorsi erano finiti in carcere altri dieci indagati, accusati di essere gli esecutori materiali dell'omicidio e i fiancheggiatori. 

Una separazione turbolenta. I carabinieri hanno ricostruito la tormentata separazione tra Molteni e Rho, in particolare hanno cercato di ricostruire le liti e i contrasti sull'affidamento delle figlie che la donna voleva ottenere in via esclusiva. Per questo avrebbe bersagliato l'ex marito con una serie di atti intimidatori per farlo passare, agli occhi del tribunale, come una persona dalle frequentazioni equivoche e pericolose così che gli fosse impedito di vedere le figlie per tutelarne l'incolumità. Tutto era iniziato quando l'architetto, aveva revocato il suo consenso all'accordo di separazione consensuale e aveva promosso la separazione giudiziale con addebito. Nell'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Como su richiesta della Procura, all'ex moglie e al complice viene contestato l'omicidio aggravato, il danneggiamento, lo stalking e la detenzione illegale e il porto in luogo pubblico di pistola.

Escalation di violenza. L'agguato che costò la vita a Molteni doveva limitarsi in realtà a una gambizzazione, l'ennesima e sempre più pesante intimidazione, dopo pedinamenti, telefonate anonime, minacce, l'incendio della sua Range Rover, l'incendio di una finestra di casa e l'esplosione di otto colpi di arma da fuoco contro le finestre della sua abitazione. Secondo gli investigatori, dietro questa escalation di violenza culminata con l'omicidio, ci sarebbero stati - in qualità di mandanti - Rho e Brivio. Secondo le accuse, infatti la moglie di Molteni e il commercialista, attraverso l'intermediazione della guardia giurata Luigi Rugolo, avrebbero pagato Michele Crisopulli e Vincenzo Scovazzo per compiere gli atti intimidatori più gravi, l'ultimo dei quali, appunto, da gambizzazione si è trasformato in omicidio.

"Ora mi risposo". Tre mesi dopo l'omicidio, il giorno 17 gennaio, nel corso di una conversazione con la madre, Rho disse alla madre: "Sono vedova... sono a posto, se vado a fare il corso per fidanzati mi sposo in chiesa". L'intenzione della donna, dicono i carabinieri, era di sposarsi con Brivio. Questa conversazione è agli atti dell'inchiesta.

Ucciso da un colpo alla schiena. L'architetto venne ucciso nel cortile della casa di Carugo in cui, dopo la separazione, viveva con il padre e una zia. Solo due i colpi esplosi: uno alle gambe e l'altro, letale, alla parte bassa della schiena. Tra le ipotesi prese in considerazione a caldo dagli investigatori anche quella che i killer, nascosti dietro i cespugli del giardinetto condominiale, intendessero solo dare un avvertimento al professionista e non ammazzarlo. Del resto, appena qualche mese prima, Molteni era stato vittima di alcuni pesanti atti intimidatori: in una occasione qualcuno aveva dato fuoco alla sua Range Rover parcheggiata in un box sotto lo studio di Mariano Comense; in un'altra, in pieno giorno, erano stati esplosi otto colpi di pistola contro la finestra della casa di Carugo dove poi è stato ammazzato. In entrambi i casi, Molteni aveva presentato denuncia ai carabinieri, negando di avere ricevuto minacce. Le indagini dei carabinieri del Ros e di quelli di Como hanno portato nel corso dei mesi, in fasi diverse, all'arresto di dieci persone, tra cui i due presunti esecutori materiali dell'omicidio e gli autori degli atti intimidatori compiuti prima del delitto. Ma sul movente era rimasto il giallo.
 

giovedì 18 agosto 2016

Madre malevola: condannata a risarcire il marito

Alienò il figlio: condannata a risarcire 50.000 euro – La Nazione 17.8.2016


Il magistrato che ha emesso
la sentenza (fonte: www.lanazione.it)


La Spezia, 17 agosto 2016 Per quindici anni si è visto impedire dall’ex moglie ogni contatto col figlio, ostacolato in ogni tentativo di poter esercitare il ruolo di padre e contribuire alla crescita di quel bambino di soli quattro anni, oggi diciannovenne.

 Una storia di privazioni affettive che nei giorni scorsi ha visto il giudice del tribunale della Spezia, Lucia Sebastiani, condannare l’ex moglie al pagamento di un risarcimento a favore dell’uomo di cinquantamila euro. Una somma importante, ma come sostenuto dallo stesso giudice nella sentenza “si tratta di un danno che in realtà non potrà mai essere adeguatamente ristorato per equivalente”.

 Per la Sebastiani, la privazione affettiva “si è protratta per numerosi anni, obiettivamente i più belli della crescita ed evoluzione psicofisica del minore, ed è destinata presumibilmente a protrarsi anche in futuro”. La Sentenza in sede civile (alla donna è stata imposto anche il pagamento di 5.500 euro di spese legali) segue quella penale, emessa nel 2008, che vide l’ex moglie condannata.
La vicenda, tutta spezzina, affonda le sue radici nel 2002, con la sentenza di separazione della coppia che prevedeva l’affidamento esclusivo del minore alla madre, e la possibilità per il padre di tenerlo con sé per un giorno alla settimana, nelle principali festività, e per sette giorni consecutivi durante le vacanze natalizie e in quelle estive. Le condizioni vengono ampliate in sede di divorzio, e ulteriormente modificate nel 2011, con il tribunale che dispone per il giovane l’affidamento condiviso. Decreti e disposizioni non cambiano però la situazione, con il padre impossibilitato a vedere il proprio figlio, ostacolato dall’ex moglie. Impossibile, in queste condizioni, far nascere e sviluppare il normale rapporto padre-figlio.

Così l’uomo, dopo la sentenza penale di condanna a carico dell’ex moglie per mancata esecuzione dolosa del provvedimento del giudice, si è rivolto al giudice civile, affidandosi all’avvocato spezzino Maria Cristina Simeone. Con la Sebastiani che ha vergato una sentenza ‘forte’. Al padre “è stato negato un sereno rapporto genitoriale col minore – si legge nelle conclusioni –, ed è stato privato di tutti i momenti (belli e non) in cui avrebbe potuto essere presente nella vita del figlio, irrecuperabili per sé e per lo stesso ragazzo”.

Da qui la decisione del giudice, che pure ha riconosciuto “una certa frequentazione tra padre e figlio”, di condannare la donna al pagamento di cinquantamila euro di risarcimento per danni non patrimoniali, pari a circa tremila euro per ogni anno in cui all’uomo è stato impedito di costruire un rapporto affettivo col proprio figlio. “La gioia di poter veder crescere mio figlio e poterne contribuire allo sviluppo, comunque, non me le potrà ridare indietro nessuno”, commenta il padre alla Nazione, commentando la sentenza.

MATTEO MARCELLO
Fonte/Credits: http://www.lanazione.it/

mercoledì 17 agosto 2016

Femen e nazismo Ucraino

Femen e nazisti ucraini uniti nella lotta

Matteo Luca Andriola – 16 maggio 2014
Quelle che vedete sulla foto sono le cosiddette “Femen”, un “movimento di protesta” ucraino fondato a Kiev nel 2008, noto all’opinione pubblica internazionale per il fatto di manifestare seminude contro il sessismo e il “maschilismo”. E’ risaputo e documentato che le Femen sono finanziate da George Soros, multimiliardario a capo del suo Open Society Institute.Al fianco delle Femen esistono altri fenomeni mediatici spacciati per “progressisti”, come il gruppo femminile punk russo delle “Pussy Riot”, arrivate addirittura ad infilarsi dei polli nella vagina in un supermarket moscovita, la cui leader, Nadia, è ascesa al top dell’ “underground” moscovita dopo una performance sessuale dal vivo – stiamo parlando di sesso di gruppo a scopo dimostrativo — al Museo biologico di Timiryazev, a diciotto anni, dato che l’uso del sesso e delle sue varianti sembra caratterizzare con successo certi movimenti di protesta nell’ est europeo, i quali sostengono di battersi contro «il turismo sessuale, il sessismo e altre discriminazioni di genere», ma in effetti, con i loro comportamenti provocatori, non fanno altro che alimentare il luogo comune della particolare licenziosità e dissolutezza delle donne dei paesi est europei.
Queste manifestazioni sono in linea con quelle del collettivo Femen, alcune esponenti del quale ritratte nella foto “all’opera” durante il colpo di stato liberista-nazifascista in Ucraina, mentre urinano sul volto di un Presidente legittimamente eletto solo un anno prima. Nella foto che pubblichiamo di seguito sono invece immortalate alcune delle loro principali esponenti, attiviste dell’ultradestra ucraina, insieme a Bogdan Titskij, capo del Comitato Nero, organizzazione di estrema destra ucraina i cui membri furono condannati per l’incendio doloso di un ostello per studenti africani e per aver attaccato un centro della comunità ebraica. Lo stesso movimento che dall’aprile del 2010 stava considerando l’idea di diventare un partito politico per partecipare attivamente alle elezioni parlamentari, sventolando nelle giornate di Euromaidan la bandiera di Optor, gruppo legato al già citato Soros:
Questi fenomeni mediatici vengono utilizzati contro i governi non allineati agli interessi USA e nel nostro paese sono molto popolari anche e soprattutto nella cosiddetta “sinistra radical”, “neofemminista” (nulla a che vedere con le storiche battaglie delle donne socialiste e comuniste contro ogni forma di sfruttamento, per l’eguaglianza, la libertà e i diritti di tutte e di tutti, ), cosiddetta “libertaria”, “dirittoumanista”, salottiera e presenzialista, e anche in alcuni ambienti della cosiddetta “sinistra antagonista”.Come già detto, dietro a questi fenomeni c’è il multimiliardario George Soros, cioè la 22esima persona più ricca del mondo con un patrimonio stimato in 20 miliardi di dollari, per lo meno secondo la rivista americana di economia e finanza, Forbes.Soros ha contribuito alla destabilizzazione dell’URSS, finanziando Solidarnosc in Polonia, spina nel fianco dell’impero sovietico, e sostenuto attivamente il movimento dissidente Charta 77 in Cecoslovacchia. E’ stato uno dei 1400 membri del Council of Foreign Affairs, un circolo speciale nato all’indomani della Prima guerra mondiale, che raccoglie eminenti personalità della società economica e culturale dell’occidente (banchieri, rettori universitari, direttori di giornali, direttori delle fondazioni Ford, Rockefeller e, fra gli altri, i presidenti americani Hoover, Eisenhower, Johnson e Nixon e i segretari di stato americani Edward Reilly Stettinius, Dean Acheson, John Foster Dulles, Christian Archibald Herter e Dean Rusk).Soros è sostenitore e finanziatore delle varie Rivoluzioni Colorate (come sostiene candidamente Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/George_Soros), che hanno sconvolto l’equilibrio post-sovietico permettendo l’ingresso del grande capitalismo occidentale in Europa Orientale, nonché fautore della destabilizzazione e della disgregazione dell’ex Jugoslavia.1
Emblematico il caso della Rivoluzione delle rose in Georgia. In Italia è noto alle cronache anche perché in lizza tra i possibili acquirenti dell’A.S. Roma, ma pochi sanno che egli è acquirente di ben due miliardi di buoni del tesoro europei, soprattutto italiani.2
Uomo liberal – nell’accezione “statunitense” del termine, cioè liberaldemocratico e “progressista” – Soros è la punta di diamante di quella penetrazione USA che evita l’uso dell’intervento militare (i casi Iraq e Afghanistan insegnano, in quanto controproducenti per l’economia statunitense: costa meno destabilizzare un paese piuttosto che bombardarlo e occuparlo) utilizzando il dispiegamento del sistema dell’aiuto umanitario, che si presenta cooperativo per definizione e apportatore di valori “progressisti e di sinistra”: diritti umani, società civile, parità di genere, democraticizzazione, ecc.Di quale “sinistra” è sostenitore Soros? Della sinistra liberale di derivazione popperiana, dato che era allievo del filosofo Karl Popper alla London School of Economics.
Soros ha lasciato il segno soprattutto come speculatore finanziario, dato che nel Mercoledì Nero del 16 settembre 1992 vendette allo scoperto ben 10 miliardi di sterline, quando il padre dell’euro, l’ecu, poneva le basi per l’odierno sistema monetario attraverso il Sistema Monetario Europeo. In poche parole, Soros ha contribuito a spingere fuori dell’eurozona la Gran Bretagna, speculando anche sulla nostra lira, per inciso, in quello stesso mese di settembre. La qual cosa fece sperimentare all’Italia la “medicina” lacrime e sangue del “Dott. Sottile”, cioè l’esponente socialista Giuliano Amato, braccio destro di Bettino Craxi e futuro ulivista.Ma le nostre Femen – lautamente pagate da Soros – sono indifese, dato che solo il maschio, nella loro logica, è portatore di violenza! Quindi, sempre seguendo la stessa logica, dovrebbero essere del tutto estranee ai gravi episodi di violenza che si stanno verificando in Ucraina. Tutt’altro! Le nostre “femministe” «sono delle note transfughe, passate dai movimenti giovanili comunisti a quelli ultranazionalisti, ma anche una nuova forma di “tecnologia politica: una manipolazione politica estrema. Gli strumenti sono familiari: narrazione, disinformazione, e interpolazione …”, marketing ed organizzazione dei media sarebbe il termine oggi appropriato. Tra costoro troviamo Oksana Chashko (co-fondatrice delle FEMEN), Anna Hutsol (co-fondatrice delle FEMEN) e Viktor Svjatskij (l’uomo presentato come uno dei burattinai all’ombra del movimento FEMEN)».3
Nel 2006, dopo il crollo elettorale del PC ucraino, Anna Hutsol e Viktor Svjatskij, dopo aver animato nel 2005 movimenti come il Centro per le prospettive della gioventù (un sindacato) e Nuova Etica, che diverranno poi il collettivo Femen, si avvicinarono al partito social-patriottico Grande Ucraina, con posizioni tutt’altro che progressiste, cosa che dovrebbe far riflettere i sostenitori “arcobaleno” di casa nostra:Quando le FEMEN furono avviate a Kiev, nella primavera 2008, Andrej Kolomets (“Andrew Kolomyjec”), uno dei quadri di Grande Ucraina (movimento rosso-bruno da cui provengono le FEMEN) entrò subito nel consiglio d’amministrazione. Sarà uno dei più “costanti sostegni finanziari” delle attiviste. “Al fine di garantirne l’indipendenza”, disse molto seriamente … aggiungendo che il movimento “non era mai scaduto nel razzismo”. Vedasi Mickael Orlyuk un altro quadro del partito, e anche partecipe delle proteste delle FEMEN. “Un certo numero di tesi della Grande Ucraina viene ripreso dalle FEMEN. Immigrazione: l’esenzione dei visti per i cittadini europei che visitano l’Ucraina è un disastro, dovrebbero chiudere le frontiere. La Grande Ucraina denuncia le “centinaia di migliaia di immigrati clandestini (che) ci minacciano”. Le FEMEN si ponevano al suo fianco, con l’aiuto dell’influenza aviaria “all’ingresso di stranieri nel nostro Paese.” “Xenofobia? Forse”, rispose Anna Hutsol. Sull’esempio della Grande Ucraina, le FEMEN sostengono la pena di morte per i ‘sadici’.” Infine, ci sono i turchi contro cui Igor Berkut (leader di Grande Ucraina) ritiene che la guerra sia inevitabile. Le FEMEN, da parte loro, li hanno avuti a lungo come primi nemici, in nome della lotta al turismo sessuale.4
A questi contatti, che la portano all’abbraccio con i carnefici di Odessa, la nostra Anna Hutsol aggiunge successivi contatti economici con gli ambienti economici di Washington, cioè l’Open World Leadership Institute, organismo che «permette ai leader russi di sperimentare la democrazia e la libera impresa in azione nelle comunità degli Stati Uniti in una visita di 10 giorni. I partecipanti al World Open studiano ruoli e relazioni tra i tre diversi livelli e rami del governo degli Stati Uniti. Esaminano anche in che modo il settore privato e no-profit negli Stati Uniti contribuiscano a soddisfare le esigenze sociali e civiche».5
Il think tank è presieduto da James Hadley Billington, un accademico e bibliotecario statunitense ed ex membro del consiglio del comitato di redazione della rivista Foreign Affairs, di David Rockfellers, uomo notoriamente di “sinistra”.6
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1 R. Göbel, Il ruolo della Germania nella distruzione della Jugoslavia, in Marxistische Blätter – Fogli marxisti, marzo 1995.
2 «George Soros ha fatto incetta di bond italiani comprandoli da Mf Global, la società di brokeraggio finita di recente in bancarotta. Due miliardi in buoni del Tesoro europei, soprattutto italiani, sono finiti nelle mani del finanziere americano dopo che quest’ultimo li ha comprati sulla piazza londinese da Kpmg Llp, l’amministratore che gestisce la bancarotta di Mf Global. E’ quanto rivela il Wall Street Journal, secondo cui l’ottantunenne uomo d’affari, col suo team d’investimento del Soros Fund Menagement, ha comprato 2 miliardi di dollari in bond (sui 6,3 mld in mano alla società prima del fallimento) a un prezzo inferiore ai valori di mercato in una transazione che ha coinvolto anche Jp Morgan, ammontare ragguardevole, se si pensa che il Soros Fund Management gestisce, a quel che si sa, 5,8 miliardi di dollari». M. Zola, ECONOMIA: George Soros, filantropo e speculatore, compra bond italiani, in East journal, 25 dicembre 2011.
3 http://aurorasito.wordpress.com/2014/01/24/la-femen-legate-allestrema-destra-ucraina-e-ai-think-tank-degli-usa/
4 Ibidem.
5 Cfr. http://www.openworld.gov/sites/default/files/openworld_2008_Annual_Report_0.pdf, report a p. 7, dove compare il nome di Anna Hutsol.
6 Ibidem, p. 10.

martedì 2 agosto 2016

Donne che maltrattano gli uomini: lite atlantica tra femministe

Mentre anche RTL102.5 si unisce al mantra delle femministe (video),

oltre Atlantico si svelano gli altarini.
http://27esimaora.corriere.it/16_luglio_28/donne-che-maltrattano-uomini-lite-atlantica-femministe-0cb198b8-54f0-11e6-b121-f0f6105424ab.shtml?cmpid=SF020103COR



Donne che maltrattano gli uomini
Lite atlantica tra femministe


Marina Turi 
 
 «Le femministe trattano male gli uomini». È il titolo dell'articolo che critica la deriva radicale del movimento per l'uguaglianza delle donne negli Stati Uniti e che sta indignando le femministe spagnole. L'autrice è la scrittrice americana Cathy Young, a tradurlo e pubblicarlo in Spagna ci ha pensato il quotidiano El País e nell'afosa fine di luglio si anima la polemica.
Cathy Young parte dall'assunto che il femminismo – e ne parla come se ne esistesse uno solo, monolitico e onnicomprensivo – è ormai fissato con gli uomini che si comportano male. Con il loro modo di parlare, il modo con cui affrontano le relazioni, anche il modo in cui si siedono sui mezzi pubblici, con quelle loro gambe sempre aperte. Ormai non condannare i difetti maschili è considerato un atto di complicità. Così si alimenta la disuguaglianza tra uomini e donne, questi attacchi agli uomini provocano l'indisponenza di molti maschi – e di alcune donne - e li spinge verso le critiche al femminismo che, a volte, si mescolano con le ostilità contro le donne. Tutto ha avuto inizio, secondo l'autrice, con il femminismo radicale degli anni '70, con quello slogan ricorrente - «il personale è politico» - che ha fomentato l'ondata di rabbia femminile. Ma ora si è raggiunto un livello preoccupante: le teorie femministe radicali, che ritengono le civiltà occidentali moderne espressione del patriarcato, vengono amplificate dall'uso delle reti sociali, e uscendo dall'ambito di frange accademiche, si diffondono incontrollabili. Non mancano dovizia di riferimenti a casi di misandria in rete e non, citazioni d'autore e di studi sull'utilizzo della parola uomo, in inglese, come prefisso dispregiativo.
L'iperbole del ragionamento viene raggiunta quando, parlando delle prossime elezioni americane, Cathy Young arriva a sostenere che non è assurdo pensare che parte dell'appoggio a Donald Trump sia proprio dovuto ad una reazione a questo femminismo radicale.

Sono fioccate le critiche subito dopo la pubblicazione, le prime nei confronti proprio del quotidiano accusato di riportare posizioni che squalificano i femminismi. Tra le proteste riportate dal giornale, la scrittrice catalana Laura Freixas è la più severa: trova allarmante che quando migliaia di donne in tutto il mondo muoiono assassinate per mani maschili, per citare solo il sintomo più scandaloso della disuguaglianza, El País pubblichi un articolo che attacca non i responsabili, per azioni o omissioni, di questo stato di cose, ma le femministe che lo denunciano. Inoltre, quel dare voce a una donna che difende tesi antifemministe è una vecchia e sgradevole strategia patriarcale. 

Una trappola in cui un giornale come El País non sarebbe dovuto cadere. E poi tante critiche di merito ai contenuti dell'articolo, perché le femministe spagnole non si sentono proprio in questa dinamica, in questa contrapposizione con il maschio. Su qualche tribuna femminista online l'autrice viene etichettata come guardiana del patriarcato, che vede gli uomini come vittime passive del sistema, dei poveri maschi che si sentono quasi obbligati a discriminare, a controllare, a violare, ad uccidere. Alcune sostengono che l'autrice dell'articolo chieda alle donne di essere figlie docili del patriarcato e quindi empatiche con i propri dominatori. Il livello di irritazione nei confronti dell'articolo è alto, si parla di tossicità patriarcale per nascondere le vere cause delle violenze e disuguaglianze che subiscono le donne, per focalizzare tutta l'attenzione sul disagio di chi le esercita, il disagio dei maschi.
Poi un uomo, sulla rubrica Donne di El Pais, scrive una lettera gentilmente indirizzata alla signora Cathy Young. Lui sente il bisogno, come uomo femminista, di ricordare che il femminismo tratta bene quegli uomini che hanno capito che l'uguaglianza è una questione di cittadinanza e non un semplice requisito, anche, della metà femminile. Lui è Octavio Salazar, e si definisce, oltre che femminista, padre queer e costituzionalista eterodosso
È docente di diritto costituzionale presso l'università di Cordoba e non si stanca di ripetere ai suoi studenti che il nemico del femminismo non sono gli uomini, ma il patriarcato. Quella struttura politica, economica, giuridica e culturale che considera, da sempre, i maschi come una metà privilegiata. Parla di patriarcato come ordine sociale che si traduce in evidenti relazioni di potere che ci mal-educano, generando comportamenti in molti uomini, e in alcune donne, che contraddicono e frenano una lotta per l'uguaglianza che dura da quasi tre secoli. Ricorda a Cathy Young e a tutte e tutti che il femminismo, ovviamente, è radicale, perché pretende rimuovere le radici delle ingiustizie tra i sessi, ed è rivoluzionario, perché vuole sovvertire un ordine androcentrico e patriarcale; ma questo non significa che gli uomini debbano intenderlo come un'aggressione contro di loro, né una guerra che alla fine avrà un vincitore o una vincitrice. 
Una risposta sottile e garbata a tutte le donne che sembrano non aver capito che se stanno dove stanno è proprio grazie al femminismo.

Alla Camera il busto della Boldrini: "Così sapranno chi sono"

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11930691/laura-boldrini-busti-donne-camera-specchio-ragazze-potranno-sognare.html



Il busto di Laura Boldrini. No, non siamo ancora arrivati a doverci sciroppare il busto della presidenta, come nelle migliori dittature, ma "i busti" della presidenta, quelli delle donne, che ha voluto piazzare alla Camera nel nome della sua sgangherata lotta pseudo-femminista. Battaglia che la ossessiona. Un vecchio pallino, quello dei busti, che lady Boldrinova ha spiegato per filo e per segno ai microfoni di RTL 102.5, dove si è dilungata sulla tanto agognata (da lei) "Sala delle donne".
"Le donne nelle istituzioni sono entrate nel '46 - ha premesso con incedere indolente -, ma se oggi chiedi a una ragazza di queste donne probabilmente avrà problemi a fare qualche nome. E questo perché le istituzioni non hanno dato rilievo giusto a queste donne. A Montecitorio c'è un corridoio di busti di uomini delle istituzioni, non ce ne sono di donne, non ce n'è traccia e ho pensato che bisognava compensare, riconoscere visibilità alle nostre 21 donne costituenti, alle sindache del '46". Busti in arrivo, dunque.
Ma non è tutto, perché l'intemerata della Boldrini è passata con disinvoltura dai busti agli specchi. Sì, agli specchi. Parlava ancora della "Sala delle donne", e ha chiosato alzando il metaforico ditino: "Abbiamo messo anche degli specchi, così che ogni ragazza, specchiandosi, può immaginare la carica alla quale potrebbe ambire: se studiano e si impegnano nulla impedisce loro di arrivare ai vertici delle istituzioni", ha spiegato. Lo specchio-specchio delle sue brame, insomma, piazzato dalla Boldrinova alla Camera per far sognare il gentil sesso (come se il gentil sesso avesse bisogno di uno specchio, che per giunta ha un sapore un po' beffardo).

giovedì 16 giugno 2016

"Padre nostro è pietra angolare della preghiera".

Pope Francis general Audience June 08, 2016

Fonte: http://it.aleteia.org/2016/06/16/papa-francesco-padre-nostro/?ru=807a990a10841d520da01654ee5498b6

Non sprecare parole come i pagani, non pensare che le preghiere siano “parole magiche”. Papa Francesco ha preso spunto dal Vangelo odierno, in cui Gesù insegna la preghiera del “Padre Nostro” ai suoi discepoli per soffermarsi sul valore del pregare il Padre nella vita del cristiano. Gesù, ha detto, “indica proprio lo spazio della preghiera in una parola: Padre”.
Gesù si rivolge sempre al Padre nei momenti forti della sua vita
Questo Padre, ha osservato, “che sa di quali cose abbiamo bisogno, prima che noi le chiediamo”. Un Padre che “ci ascolta di nascosto, nel segreto, come Lui, Gesù, consiglia di pregare: nel segreto”.
“Questo Padre che ci dà proprio l’identità di figli. E quando io dico ‘Padre’ ma arrivo fino alle radici della mia identità: la mia identità cristiana è essere figlio e questa è una grazia dello Spirito. Nessuno può dire ‘Padre’ senza la grazia dello Spirito. ‘Padre’ che è la parola che Gesù usava nei momenti più forti: quando era pieno di gioia, di emozione: ‘Padre, ti rendo lode, perché tu riveli queste cose ai bambini’; o piangendo, davanti alla tomba del suo amico Lazzaro: ‘Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato’; o poi, dopo, alla fine, nei momenti finali della sua vita, alla fine”
“Nei momenti più forti”, ha evidenziato il Papa, Gesù dice: Padre, “è la parola che più usa”, “Lui parla col Padre. E’ la strada della preghiera e, per questo – ha ribadito – io mi permetto di dire, è lo spazio di preghiera”. “Senza sentire che siamo figli, senza sentirsi figlio, senza dire Padre – ha ammonito – la nostra preghiera è pagana, è una preghiera di parole”.
Pregare il Padre è la pietra d’angolo, Lui conosce ogni nostro bisogno
Certo, ha soggiunto, si possono pregare la Madonna, gli angeli e i Santi. “Ma – ha ammonito – la pietra d’angolo della preghiera è Padre”. Se non siamo capaci di iniziare la preghiera da questa parola, ha avvertito, “la preghiera non andrà bene”:
Padre. E’ sentire lo sguardo del Padre su di me, sentire che quella parola ‘Padre’ non è uno spreco come le parole delle preghiere dei pagani: è una chiamata a Colui che mi ha dato l’identità di figlio. Questo è lo spazio della preghiera cristiana – ‘Padre’ – e poi preghiamo tutti i Santi, gli Angeli, facciamo anche le processioni, i pellegrinaggi… Tutto bello, ma sempre incominciando con ‘Padre’ e nella consapevolezza che siamo figli e che abbiamo un Padre che ci ama e che conosce i nostri bisogni tutti. Questo è lo spazio”.
Francesco ha così rivolto il pensiero alla parte in cui nella preghiera del “Padre Nostro”, Gesù fa riferimento al perdono del prossimo come Dio perdona noi. “Se lo spazio della preghiera è dire Padre – ha rilevato – l’atmosfera della preghiera è dire ‘nostro’: siamo fratelli, siamo famiglia”. Ha così ricordato cosa è successo con Caino che ha odiato il figlio del Padre, ha odiato suo fratello. Il Padre, ha ripreso, ci dà l’identità e la famiglia. “Per questo – ha affermato il Papa – è tanto importante la capacità di perdono, di dimenticare, dimenticare le offese, quella sana abitudine ‘ma, lasciamo perdere… che il Signore faccia Lui’ e non portare il rancore, il risentimento, la voglia di vendetta”.
Ci fa bene fare un esame di coscienza su come preghiamo il Padre
“Pregare il Padre perdonando tutti, dimenticando le offese – ha evidenziato – è la migliore preghiera che tu possa fare”:
“E’ buono che alcune volte facciamo un esame di coscienza su questo. Per me Dio è Padre, io lo sento Padre? E se non lo sento così, ma chiedo allo Spirito Santo che mi insegni a sentirlo così. Ed io sono capace di dimenticare le offese, di perdonare, di lasciar perdere e se no, chiedere al Padre ‘ma anche questi sono i tuoi figli, mi hanno fatto una cosa brutta… aiutami a perdonare’?. Facciamo questo esame di coscienza su di noi e ci farà bene, bene, bene. ‘Padre’ e ‘nostro’: ci dà l’identità di figli e ci dà una famiglia per ‘andare’ insieme nella vita”.