venerdì 9 marzo 2018

Se l'8 marzo diventa festa dell'odio



 Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/se-l8-marzo-diventa-festa-dellodio-1502967.html
Autore: Barbara Benedettelli

Ieri, 8 marzo 2018 (non 1968), invece delle mimose abbiamo il «Piano». Il movimento femminista «Non Una di Meno» sciopera contro ogni discriminazione di genere (tranne quello maschile) e ogni forma di violenza sulle donne.



Battaglia nobile, ma oggi, Giornata Internazionale della Donna, sono milioni quelle (e quelli) alle prese con problemi concreti. I malati - e tra questi c'è anche chi è in fase terminale - sono costretti a fare a meno dei loro familiari; chi aspettava da mesi un'importante visita medica finalmente assegnata, deve rimandarla a chissà quando; chi aveva un colloquio di lavoro decisivo, o una riunione che poteva valere un avanzamento di carriera, potrebbe perdere l'occasione. La conta dei disagi è lunga. Lo è ancora di più per chi non può permettersi un taxi, un autista, un'automobile. Per chi, al di là del sesso, ha un lavoro precario o non ce l'ha affatto.

 È quanto meno singolare battersi perché le donne abbiano un'autonomia economica e un lavoro sicuro, costringendole a perdere una possibilità.

E perché? Per presentare il «Piano femminista contro la violenza maschile». I sindacati che supportano questo gruppo politico estremista di donne in gran parte appartenenti alla comunità LGBT (Lesbiche Gay Bisex Transgender), che hanno idee diverse sui due sessi dalla maggior parte dei comuni mortali etero, lo hanno letto? Una visione del mondo da rispettare, sia chiaro. Ma che non può essere imposta all'intero paese.

«Sovvertiamo» è una delle parole che emergono nel sito del movimento, secondo il quale il patriarcato in Italia è ancora vigente: ogni donna è oppressa, dominata, costretta dal maschio dentro le mura di casa; il capitalismo è un demone, però chiedono «il reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale, garantito e accessibile». E niente precariato per le donne.

Un problema, quello del lavoro a spot, che non riguarda solo loro, siamo tutti precari in una società satura e liquida, per dirla con Bauman. Ma chissenefrega, bisogna «sovvertire»: i diritti civili come la natura. Conta solo un genere, quello femminile. La mascolinità è un insulto e ai generali problemi produttivi, si aggiungono quelli ri-produttivi: fare figli è ormai un ostacolo a una libertà che non si sa più neanche da cosa.

Ma tolto di mezzo un padrone se ne fa un altro. Oggi in piazza a gridare contro l'uomo nero ci sono femmine contro maschi, dunque anche contro i padri, i fratelli, i figli, i compagni. Perché se la contemporaneità è sregolata, indefinita, caotica, frammentata è colpa loro, in quanto maschi. Non sarebbe stato più utile aprire un tavolo per discutere i problemi reciproci? Un invito da parte delle donne nella giornata a noi dedicata per sconfiggere il vero demone della modernità: l'assenza di dialogo, l'isolamento progressivo nella sfera individuale e nel delirio collettivo paranoico che si mangia la realtà sostituendosi a essa. Invece odio è la parola d'ordine. Potrebbe cristallizzarsi in qualsiasi banalità, in qualsiasi pignoleria, in qualsiasi cifra. Ecco perché oggi avrei preferito vedere la nascita di un'alleanza di ferro tra maschi e femmine, in una società post-fallica, certo. Ma anche post-uterina.

lunedì 8 gennaio 2018

Patto per l'equità e giustizia

PATTO PER L’EQUITA’ E LA GIUSTIZIA

 

 




Preambolo

Noi, cittadini italiani e uomini perbene, riteniamo che recenti iniziative legislative e culturali orientate all’ossessiva demolizione della figura maschile e paterna si configurino come attacchi al nostro ordinamento costituzionale e al nostro Stato di Diritto, e per questo siano causa di diffuse iniquità verso un intero genere e, cosa ancora più grave, verso le nuove generazioni rappresentate dai nostri figli.

Noi, cittadini italiani e uomini perbene, nella convinzione che non vi siano democrazia e libertà senza giustizia, riteniamo che sia non più rimandabile un riequilibrio rispetto all’eccesso di disposizioni legislative e prassi giurisprudenziali ostili e discriminatorie verso il genere maschile, nonché un corrispondente adeguamento che ponga l’ordinamento del nostro paese conforme ai diversi impegni internazionali assunti.

Noi, cittadini italiani e uomini perbene, assumiamo questa iniziativa con l’obiettivo primario di promuovere un totale superamento dei conflitti di genere artificiosamente generati dalle politiche messe in atto finora, e al fine di impostare un nuovo terreno di riconciliazione che ponga le basi per nuove modalità di relazione proiettate nel futuro, dunque primariamente nella tutela dei bambini, dei minori, dei figli.

Noi, cittadini italiani e uomini perbene, alla luce di tutto ciò, qui rinunciamo volontariamente a ogni nostra convinzione, a ogni nostro ideale o ideologia, a ogni riferimento culturale territoriale, religioso, razziale o di qualsivoglia altra natura, e ci rendiamo disponibili a concedere il nostro voto, e a invitare chi ci è vicino a concedere il proprio, al partito o movimento politico che si impegni pubblicamente e ufficialmente, tramite il proprio leader, segretario o portavoce, ad acquisire nel proprio programma elettorale e poi a realizzare i punti programmatici qui di seguito illustrati.


SEZIONE 1 – AFFIDO CONDIVISO
1)      Riconoscimento giuridico dello status di soggetto debole e di importanza nazionale per i minori di 18 anni e conseguente assunzione da parte dello Stato di misure atte a prevenire ogni privazione o abuso su di essi, assumendo e rispettando le varie convenzioni e dichiarazioni internazionali sulla salute del fanciullo ratificate dal nostro paese, e riconoscendo tale status come priorità nazionale; i bambini sono il futuro e in quanto tali vanno protetti e cresciuti sani da ogni punto di vista. È una necessità nazionale di altissima importanza.

2)      Riconoscimento del ruolo dei due genitori come prioritario, insostituibile e necessario, perseguendo penalmente ogni comportamento teso ad escludere uno dei genitori dalla cura del figlio e dal di lui diritto affettivo e di cura quotidiana, riconoscendo come necessaria la frequentazione paritaria ed effettiva dei due genitori. Inoltre, ogni sostituzione dei ruoli e delle possibilità di cura materiale dei figli da parte delle istituzioni deve avvenire solo per comprovati e gravi motivi che ne escludano la valenza di abuso su minorenne. In tutti gli altri casi lo Stato deve assumere ogni misura atta a sostenere, recuperare o rafforzare la capacità genitoriale o la possibilità del suo svolgimento, destinando ogni risorsa finanziaria non già alla sostituzione delle figure genitoriali ma al loro rafforzamento ed al miglioramento della vita familiare (ad esempio sussidi alla famiglia in difficoltà economica invece della collocazione dei bambini in case famiglia), reperendo le risorse da una riarticolazione degli stanziamenti destinati alle politiche familiari e delle pari opportunità, come delineato dalla seguente SEZIONE 2.

3)      Modifica dell’Articolo 30 della Costituzione (attualmente così formulato: “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità”) in “è dovere e diritto dei genitori FREQUENTARE, mantenere, istruire ed educare i figli, IN MODO DIRETTO, EQUILIBRATO E CONTINUATIVO, anche se nati fuori del matrimonio ED ANCHE IN CASO DI SCIOGLIMENTO DELLA FAMIGLIA. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti, PREDILIGENDO COMUNQUE STRUMENTI DI AIUTO E DI TUTELA DELLA GENITORIALITÀ NATURALE. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme PER AGEVOLARE la ricerca della paternità”.

4)      Modifica dell’articolo 31 della Costituzione, (attualmente così formulato: “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”) in “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione E CURA della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità E LA PATERNITÀ, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.

5)      Riconoscimento della necessità di risolvere le questioni relative ai minori in tempi immediati, tramite istituzione di corsie preferenziali nei Tribunali, procedure urgenti e brevissime, completamento dei procedimenti in tempi straordinari, a protezione della loro salute. I tempi attuali della giustizia sono gravemente dannosi per i bambini ed i conseguenti danni sono irrecuperabili.

6)      Equiparazione TOTALE delle due figure genitoriali, equamente necessarie e fondamentali per la salute del bambino. Ogni privazione o indebolimento della presenza di uno dei due genitori naturali è da considerarsi privazione grave su soggetto debole. Così come la scomparsa di un genitore è unanimemente riconosciuta come fonte di sofferenza, altrettanto lo è il suo allontanamento dal minore e la privazione del godimento della sua presenza.

7)      Riconoscimento della bigenitorialità effettiva e del completo bilanciamento delle due figure come emergenza nazionale e priorità per la salute dei cittadini, con conseguente adozione di ogni misura atta a proteggere tale principio.

8)      Modifica della Legge 54/2006 e del D.Lgs 154 28/12/2013, secondo le seguenti direttrici:
a)      eliminazione di ogni discrezionalità del giudice su tempi di frequentazione e modalità economiche ed ogni differenza tra i due genitori (prioritaria l’eliminazione della figura del genitore “collocatario”), in applicazione dei tempi paritari, con un massimo di asimmetria del 10% annuo di presenza con un genitore;
b)      eliminazione di ogni assegno perequativo, in favore del mantenimento diretto: ogni genitore provvede per il figlio mentre si trova con lui;
c)       istituzione di un conto comune per ogni figlio, per le spese straordinarie da concordare e per quelle irrinunciabili, quali emergenze sanitarie (stabilite per legge da apposita tabella nazionale) fatto salvo ogni altro obbligo di ulteriore provvidenza in caso non vi fosse adeguata disponibilità sul suddetto conto,  da rendicontare reciprocamente, con obbligo di versamento mensile da parte dei due genitori in proporzione al loro reddito ed in misura percentuale (3%) sul reddito stabilita per legge su scala nazionale. Tali importi non possono essere utilizzati per spese non presenti nella suddetta tabella (ogni abuso dovrà essere perseguito penalmente) e al compimento del diciottesimo anno le somme rimanenti saranno devolute al figlio ed il conto comune verrà cessato;
d)      automatismo, al compimento del diciottesimo anno di età, della cessazione di ogni vincolo economico e di qualsiasi provvedimento inerente, tra i genitori nei riguardi della gestione del figlio e conseguente adozione degli impegni reciproci tra genitori e prole direttamente tra i soggetti interessati, come stabilito dalla legge sul reciproco sostegno tra genitori e figli;
e)      scelta, in fase di separazione, tra le seguenti opzioni di gestione della casa comune:
– Se di proprietà:
i.      vendita e conseguente distribuzione del ricavato in proporzione alle quote di proprietà. Tale opzione prioritaria deve essere applicata anche nel caso di volontà di un solo genitore, e prevede sempre la prelazione sull’acquisto da parte dell’altro;
ii.      utilizzo da parte di uno dei due genitori con relativo contributo all’altro genitore in proporzione all’altrui quota di proprietà nella misura del valore di affitto sul mercato. Il genitore con la quota di proprietà più alta ha la facoltà prioritaria nel rimanere nella casa;
iii.      alternanza dei genitori nella casa comune (nei propri tempi di frequentazione) fino al diciottesimo anno, che diviene residenza solo del figlio ma resta in proprietà dei genitori nelle proporzioni originarie. In caso di disaccordo sulle tre opzioni proposte, si applica per legge la opzione i.
– Se in affitto:
iv.      cessazione della locazione;
v.      assunzione del contratto di affitto da parte di uno dei due genitori che provvederà in toto al relativo pagamento;
vi.      alternanza dei genitori (nei propri tempi di frequentazione) e la casa diviene residenza del figlio, con assunzione delle rate di affitto e delle spese al 50% tra i genitori. In nessun caso è previsto alcun contributo di affitto tra i genitori. In caso di disaccordo tra le opzioni, verrà applicata per legge l’opzione i.

9)      Considerando prioritaria per la sua salute psicofisica la frequentazione del figlio con entrambi i genitori naturali ed i due rami parentali, il figlio rimane residente ove si trovava prima della separazione dei genitori o in un raggio di 5 km (a meno di accordi tra le parti), e chi si allontana da tale luogo volontariamente ne assume i costi di trasferimento andata e ritorno per sé e per il figlio nei giorni di propria frequentazione. Lo Stato assume ogni misura atta a favorire e supportare la presenza di entrambi i genitori entro una distanza di 30 km dal figlio. Nel caso eventuali trasferimenti a distanze maggiori siano imposti per motivi di lavoro o personali, si avranno due scelte:
a.       se imposti dal datore di lavoro, lo Stato assume ogni forma di possibile incentivo all’avvicinamento (ad esempio priorità in graduatoria per dipendenti pubblici, misure di limitazione all’allontanamento nel caso di impresa non pubblica o agevolazioni per il riavvicinamento, cambio mansioni), oppure assume ogni possibile forma di supporto ai trasferimenti (sussidi per spostamenti e case popolari quando si trova fuori sede), reperendo le risorse da una riarticolazione degli stanziamenti destinati alle politiche familiari e delle pari opportunità, come delineato dalla seguente SEZIONE 2;
b.      se scelti dal genitori per comprovati motivi di oggettiva necessità, lo Stato assume le forme sopradette di sussidio. Se non comprovati, il genitore si assume ogni onere necessario ad essere presente nel luogo di origine nei tempi di frequentazione del figlio.

10)   Revisione della figura dell’assistente sociale e dei Servizi Sociali alla famiglia, dove il principio di prevenzione (tramite aiuto e sostegno anche economico) deve essere prioritario a quello di intervento sui disagi, considerando virtuose non già le Regioni con alte risoluzioni di situazioni sociali ma quelle con basse necessità di intervento post-evento. In tale luce, le case-famiglia o le comunità di accoglienza devono divenire l’ultima possibilità, residuale, da applicare dopo aver fatto ogni altro tentativo e devono avere carattere temporaneo (non più di 15 giorni per ogni provvedimento di allontanamento da uno o due genitori). L’accoglienza di un minorenne in tali strutture deve essere prima vagliata da apposita Commissione Nazionale composta da esperti psicologici, psichiatri, sanitari e giuridici, con procedure urgenti.

11)   Le disposizioni sopra esplicitate dovranno avere effetto retroattivo, ovvero ci dovrà essere la possibilità per gli interessati di chiedere la revisione di un precedente processo di separazione che si ritenga sia stato gestito e risolto de facto non in ottemperanza con i principi esposti e non in conformità con le convenzioni, i trattati e le dichiarazioni internazionali ratificate dall’Italia per la difesa e l’interesse dell’infanzia, stanti tutte le conseguenze riparatorie derivanti, la cui definizione viene delegata al giudice revisore.


SEZIONE 2 – QUALIFICA E REGOLAMENTAZIONE DEI CENTRI ANTIVIOLENZA E AFFINI

1)      Fissazione di qualifiche specializzate per l’apertura, la gestione e l’attività interna a entità territoriali cui venga affidata l’assistenza ai casi critici legati alla violenza domestica e similari, ovvero regolamentazione del settore dei centri anti-violenza, case-famiglia, case-rifugio e affini. L’apertura e gestione di una di queste strutture sarà possibile, per legge, solo se i promotori sono in possesso di qualifiche riconosciute quali lauree di secondo livello in psicologia, medicina, sociologia, criminologia, pedagogia (a seconda degli indirizzi delle strutture), integrate da comprovate esperienze professionali qualificanti nel settore di almeno cinque anni. L’impiego operativo in queste strutture dovrà essere affidato solo a operatori socio sanitari o socio assistenziali o comunque in possesso di una qualifica specifica riconosciuta dallo Stato.

2)      I soggetti giuridici cui potranno essere affidate attività di assistenza ai casi critici legati alla violenza domestica e affini, con le relative risorse, per legge non potranno configurarsi come associazioni, ma dovranno avere una forma giuridica d’impresa a scelta tra quelle disponibili nell’ordinamento italiano. Esse e gli accessi da esse gestiti dovranno venire registrati in un database unico afferente al Ministero dell’Interno atto a evitare la duplicazione nella registrazione degli accessi, e riceveranno fondi pubblici sulla base del numero di prestazioni effettuate e della qualità e risolutività degli interventi, pur mantenendo libertà di erogare servizi privati a pagamento. Nel caso di acquisizione di fondi di natura pubblica, esse saranno obbligate a presentare agli enti erogatori, sotto la vigilanza della Corte dei Conti, rendiconti annuali delle spese sostenute con relative evidenze. La qualità e trasparenza del servizio dovrà essere per tutte asseverata dall’ottenimento e mantenimento della Certificazione ISO 9001:2015.

3)       Tutte le entità di questo tipo, con speciale riguardo per le case-famiglia e le case-rifugio, dovranno essere per legge attrezzate paritariamente per l’accoglienza e assistenza di uomini e donne.

SEZIONE 3 – REVISIONE DEL CODICE PENALE DISINCENTIVANTE GLI ABUSI E LE FALSE ACCUSE

1)      Abolizione DDL S 2719, cosiddetto “sostegno agli orfani di crimini domestici”, e sua riformulazione in termini garantisti, ovvero –          prevedendo provvisionali finanziate dallo Stato, coperte dai beni mobili e immobili degli accusati solo quando dichiarati colpevoli dopo tutti i gradi di giudizio previsti dall’ordinamento; –          affidando risorse e ruoli primari alle sole strutture di assistenza pubbliche per l’accompagnamento e il sostegno dei minori in condizioni di disagio. L’affido di risorse e ruoli a soggetti territoriali in delega (case famiglia, case rifugio, eccetera) deve avvenire solo in caso di reale indisponibilità o inadeguatezza di strutture pubbliche, purché  tali soggetti siano rispettosi dei requisiti precedentemente descritti nella SEZIONE 2.

2)      Abolizione dell’art.612bis Codice Penale, ripenalizzazione dell’art.660 Codice Penale, aggravio di pena per l’art.612 Codice Penale, rimozione dei casi di atti persecutori dal Codice Antimafia, riformulazione di una legge ad hoc contro gli atti persecutori che preveda:
–          procedimenti preliminari di natura clinica per il riconoscimento dei profili caratterizzanti la fattispecie;
–          procedimenti di verifica e assistenza clinica, se del caso anche coatta, preliminari a procedimenti giudiziari;
–          presenza di evidenze oggettivanti il reato come condicio sine qua non per la procedibilità giudiziaria;
–          abolizione dell’istituto dell’ammonimento amministrativo del Questore e annullamento di tutti gli ammonimenti amministrativi irrogati ad oggi. Gli effetti dell’annullamento su ogni singolo caso potranno essere impugnati tramite ordinario procedimento amministrativo presso il TAR di competenza o con ricorso presso la Presidenza della Repubblica.

3)       Disincentivi alle false accuse:
–          obbligo di deposito cauzionale, sotto forma di imposta (con garanzia pubblica in caso di indigenza ex dichiarazione ISEE), alla presentazione di querela o denuncia penale per i reati di diffamazione, lesioni, molestie, minacce, violenza sessuale, stalking, violenza domestica, e per tutti gli altri reati denunciabili per querela archiviati in fase pre-dibattimentale almeno nel 30% dei casi, come da statistiche del Ministero della Giustizia;
–          in caso di accertamento di false accuse l’amministrazione giudiziaria trattiene la cauzione e condanna automaticamente il querelante/denunciante al massimo della pena prevista dall’art.368 Codice Penale (se la denuncia risulta comprovata, la cauzione viene restituita al querelante/denunciante in fase di dichiarazione dei redditi);
–          la cauzione viene raddoppiata se presentata contro il coniuge o convivente o persona legata da rapporto affettivo, in fasi precedenti o concomitanti a una separazione; in caso di accertamento di false accuse, l’amministrazione giudiziaria trattiene la cauzione, condanna automaticamente il querelante/denunciante al massimo della pena prevista dall’art.368 Codice Penale, con sospensione, in presenza di prole minorenne, della responsabilità genitoriale ma in permanenza della frequentazione, da attuarsi sotto il controllo dell’altro genitore e dei servizi sociali (se la denuncia risulta comprovata e vera la cauzione viene restituita al querelante/denunciante in fase di dichiarazione dei redditi).

4)      Assorbimento dell’art.574 CP (“Sottrazione di persone incapaci”) come aggravante (aumento di metà della pena) dell’art.605 Codice Penale (“Sequestro di persona”) quando si tratti di minori di 14 anni.

Fonte: http://www.papaseparatiliguria.it/genitore-separato-firma-patto-lequita-la-giustizia/

mercoledì 27 dicembre 2017

Morte dei padri separati a Natale


Solitudine di Natale, morte dei padri separati


Ci sono morti silenziose che distruggono solo il cuore di chi vive questo dramma di solitudine.
Non voglio essere politicamente corretta, francamente oggi me ne infischio.
Dopo anni di costante osservazione nel mondo dell’associazionismo separativo, storie ascoltate, migliaia di atti letti, abbiamo evidenziato un elenco di soggetti coinvolti, con in capo una qualsiasi responsabilità, in questo circolo vizioso
Genitori vigliacchi e vendicativi
Avvocati senza professionalità e senza scrupoli
Giudici indegni
Servizi sociali parziali e indottrinati all’inquantomammismo
Assessori ai Servizi Sociali “disattenti”
Un popolino ignorante e gretto….
…In questo panorama troppi padri si tolgono la vita….
No, ma “loro” pensano ai femminicidi… quelli sì salgono alla ribalta.
Non si vuole mettere in contrapposizione un episodio piuttosto che un altro, si chiede pari dignità almeno nella morte.
Anche questo è un omicidio, ancorché questo PADRE si è suicidato.
È ora di dire BASTA A TUTTO QUESTO.
Questo episodio è solo l’ultimo in ordine cronologico, molti altri prima di lui durante il periodo natalizio non hanno retto alla solitudine.
“Perdonatemi”

“Perdonatemi”, l’ultimo straziante messaggio prima della morte: addio al papà di Quartu
 
Fonte: http://www.laurabesana.it/2017/12/27/solitudine-di-natale-morte-dei-padri-separati/

lunedì 4 dicembre 2017

Centri antiviolenza: una bolla speculativa


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MILANO - ANNUNCI OFFERTE DI LAVORO - AGENZIA LAVORO INTERINALE 

Negli anni ’90 ci fu il boom della new economy e di concetti correlati quali la mobilità e flessibilità del lavoro. In tutto il mondo i governi colsero l’occasione per riformare gli ordinamenti giuslavoristici ereditati dal passato industriale, adattandoli alla nuova eterogenea e cangiante realtà economica ancorata ai servizi. I mitici “Uffici di collocamento” passarono quindi la mano ai più fragili “Centri per l’impiego” pubblici, ma soprattutto si diede una delega in bianco alle “Agenzie di lavoro”, imprese private che commerciavano in risorse umane, assecondando un processo verso cui non mancarono fortissime resistenze.
Fu per superare proprio quelle resistenze che sul piano culturale le élite globali e nazionali spinsero e spesero grandi risorse per affermare il ruolo di questi soggetti privati, che finirono per proliferare. Legioni di giovani registrarono i loro Curriculum Vitae e sperarono in una chiamata. Molti di loro, va detto, trovarono la via per un inserimento nel mondo del lavoro, che magari dura ancora oggi, ma non è l’efficacia di questi soggetti a interessare. Piuttosto è il fatto che in quel periodo le città erano invase di pubblicità delle diverse agenzie di lavoro, che pullulavano a piano strada in una proporzione pari oggi ai negozi dei cinesi. La spinta istituzionale alla nouvelle vague del mercato del lavoro, testimoniata dai pochi vincoli imposti per aprire un’agenzia di lavoro, era sotto gli occhi di tutti. Oggi di quella pletora rimane un 10%. Imbattersi casualmente in un’agenzia di lavoro è quasi impossibile. Bisogna cercarle, e il loro numero è nettamente calato.
Crisi-agricola-immagine-simbolica-300x279Più o meno nello stesso periodo l’ingresso dell’Italia a pieno titolo nell’UE comportava, tra le prime conseguenze, la rinuncia della sovranità sulle politiche agricole. Il pallino, su quella tematica, passava a Bruxelles, dove gli interessi francesi la facevano da padrone. Risultato: l’agricoltura italiana conosce una crisi pesantissima. Nasce così, per sostenere un settore in crisi, l’idea dell’agriturismo. Le aziende agricole messe in ginocchio dalle politiche comunitarie potevano trasformare la loro attività di produzione mescolandola a un’attività di servizi per il turismo. Anche in questo caso vincoli pochi, pubblicità tanta, spinta culturale fortissima, e fu il boom.
Per un lungo periodo gli agriturismi sorsero come funghi. In ogni regione, anche nelle più piccole, se ne contavano tantissimi, c’era oggettivamente l’imbarazzo della scelta. Chiunque fosse in possesso di un appezzamento, un paio di caprette annoiate, una mucca smunta, qualche gallina spelacchiata e un orticello poteva spacciarsi per agriturismo. Sulle pagine dei giornali, autorevoli e meno autorevoli, si sprecavano i redazionali con personaggi noti e meno noti che testimoniavano la loro favolosa vacanza in agriturismo. Oggi quel mercato è ancora prospero, per fortuna, ma è dovuto passare, dopo un po’, sotto le forche caudine sia della crisi, sia di un eccesso di offerta rispetto alla domanda, sia di una legislazione più sensata e restrittiva per accedere all’apertura di questo tipo di impresa.

Quelli sopra riportati sono solo due esempi di “bolle speculative”, volute e create dal sistema per spingere sul piano culturale ed economico realtà commerciali specifiche, per imporre una narrazione diffusa e, alla fine dei conti, per mutare una mentalità. Dietro vi è in minima parte una strategia economica complessiva, ma soprattutto un calcolo per orientare l’opinione pubblica verso determinate direzioni, avvantaggiando agglomerati di interessi a loro volta collegati con interessi politici. Il tutto con i media a pieno supporto. L’esito, in tutti i casi, è sempre un boom di ciò che viene imposto, sia che si tratti di agenzie di lavoro, di agriturismi o di altro. Che si configura come bolla speculativa perché, non avendo uno sbocco reale o non rispondendo a una domanda reale, di fatto non ha fondamento. E’ un boom “drogato”, sostenuto solo da strategie e investimenti politici e mediatici.

Meccanismi che si ripetono periodicamente, coinvolgendo di volta in volta settori diversi, e che seguono uno schema più o meno sempre uguale: battage per imporre all’opinione pubblica un’emergenza o la necessità di un’evoluzione (il più delle volte presunte quando non inesistenti), risposta all’emergenza con l’individuazione e pubblicizzazione ossessiva di soggetti teoricamente capaci di risolvere l’emergenza, libertà d’azione e assenza di vincoli per questi soggetti in modo che proliferino senza freni. Quando la “bolla” così creata esaurisce i suoi compiti, consolidandosi (come nel caso degli agriturismi) o sfruttando al massimo le opportunità (come le agenzie di lavoro), il passaggio successivo è quello di dare regole più stringenti, che consentono alla bolla di sgonfiarsi gradualmente, invece di esplodere. Un altro esempio calzante è l’emergenza ecologica del risparmio energetico immobiliare, risolta con l’obbligo di un’inutile certificazione a carico di chi vende casa, che ha fatto e sta facendo la fortuna di un gran numero di geometri, senza che il problema del risparmio energetico venga risolto.
cav-guidoniaSe si usa la chiave di lettura della bolla speculativa, si riesce oggi a dare una spiegazione all’isteria dilagante relativa alle violenze di genere (intese naturalmente solo come “contro le donne”), con tanto di supporto di statistiche pubbliche e ufficiali piegate a scopi ideologici e propagandistici, e un esercito di media impegnati come non mai a manipolare l’informazione. La “bolla” oggi è imporre la necessità di un numero imprecisato di nuove imprese che vadano sotto la specie di “centri antiviolenza” o “case rifugio” o similari, con tutto l’indotto occupazionale che esse innescano. Anche grazie alla pressoché totale assenza di regolamentazione (come da schema usuale) di requisiti di legge. Si impone dunque un’emergenza che non c’è, o non c’è nelle proporzioni con cui viene rappresentata, e si dà come risposta la distribuzione a pioggia di denaro pubblico a soggetti pressoché privi di ogni regolamentazione. Che però non trattano forza lavoro, non commerciano servizi turistici, ma si occupano di casi umani spesso in situazioni gravissime.


Questa volta la bolla speculativa si macchia quindi di un cinismo atroce, che fa proliferare un business ingiustificato, a danno di chi davvero avrebbe bisogno di un sostegno (e centri davvero specializzati sarebbero una manna in questo senso) e di chi finisce incastrato in meccanismi distorti, capaci di rovinare un’intera esistenza. Come un tempo si trovava un’agenzia di lavoro in ogni via, o un agriturismo ogni tre chilometri in campagna, oggi c’è l’imbarazzo della scelta sui centri antiviolenza. Che però vivono di contributi pubblici, con un bassissimo accesso di utenza reale (e un altissimo accesso di utenza fittizia). Le statistiche sulla creazione di nuove imprese migliorano, così come quelle sull’occupazione, voti e consensi elettorali fluiscono liberamente, lobby e holding collegate prosperano. E fra qualche tempo, quando questo doping esaurirà la sua spinta, per fare l’operatore di un centro antiviolenza serviranno requisiti specifici, così come aprirne uno laddove già ce ne siano molti. Tutto insomma sarà riportato alla giusta proporzione. Ma a che prezzo, intanto?


beauty_jpg_363x200_crop_q85Un prezzo alto, molto alto, pagato essenzialmente da chi avrebbe bisogno davvero di un supporto professionale, e nell’inflazione dilagante non lo trova, o lo trova nella mera spinta a sporgere una denuncia purchessia, e da chi oggi si trova suo malgrado a sostenere una narrazione diffusa distorta a supporto di queste attività, facendosi 42 giorni ai domiciliari per un bacio denunciato falsamente come molestia.


Fonte: https://stalkersaraitu.com/2017/11/30/i-centri-antiviolenza-sono-lennesima-bolla-speculativa/

venerdì 29 settembre 2017

Turiste USA con polizza anti violenza: di 200 denunce, il 90% (180) sono inventate


Turiste Usa in Italia con polizza anti-violenza: 200 denunce l’anno, il 90% sono inventate


NEW YORK Non esiste una polizza assicurativa specifica contro lo stupro: né per un cittadino americano in patria, né per chi viaggia all’estero. Esistono polizze che assicurano sui danni provocati da violenza (rapine, scippi, omicidi, infortuni vari) sia in patria che all’estero. E le ragazze di Firenze ne avevano una di questo tipo, stipulata dal college con cui sono arrivate in Italia. Ci sono comunque delle cifre che fanno riflettere: ogni anno, solo a Firenze, vengono presentate da ragazze americane dalle 150 alle 200 denunce per stupro. di queste il 90% risulta completamente inventate.

Gli studenti americani che partono a frotte ogni anno per un semestre di studi all’estero hanno la scelta, come ogni viaggiatore, di acquistare appunto una assicurazione temporanea contro gli infortuni. Le università statunitensi raccomandano vivamente l’acquisto, e i genitori sono ben felici di sapere che i loro figli saranno protetti, a dispetto delle differenti normative locali. «I contratti sono generici, molto meno articolati di una polizza sulla salute che viene offerta negli Usa ci ha detto Ashley McCornick, responsabile della Cultural Insurance Services International, un’agenzia che fa da ombrello per queste speciali polizze a molte società di assicurazioni statunitensi. Nessuna polizza contempla in modo specifico la violenza sessuale. In tema di sesso, è molto più frequente vedere clausole che declinano la copertura assicurativa in caso di contagio di una malattia trasmessa durante un rapporto. Una disposizione questa che tende a scoraggiare il turismo sessuale».

IL VENDITORE
Per Dominick Serrano, venditore della polizza Geo Blue che accompagna molti degli studenti della New York University in visita a Firenze «un caso come quello delle due vittime fiorentine rientrerebbe nell’ipotesi generale di infortunio, e le spese sostenute verrebbero rimborsate al 100%».
L’idea di una assicurazione contro lo stupro è stata discussa seriamente dal parlamento in India nel 1999, ma la proposta è stata affossata dalle critiche del movimento femminista che la considerava colpevolizzante per le donne e per gli uomini che avrebbero dovuto accettare l’identità di vittime predestinate, e pagare il costo monetario relativo a tale etichetta. Breve vita ha avuto anche l’idea dell’australiana CGU, che in Sud Africa aveva iniziato ad offrire la polizza Rape Survival per garantire l’accesso ai medicinali nel caso di sieropositività di una persona che aveva subito violenza.

LE PROMESSE
La società ha scoperto di non essere in grado di mantenere la promessa in una società nella quale una donna su quattro sperimenta lo stupro, e dove il 25% della popolazione è portatore del HIV. Il rischio che alcuni tra i 320.000 studenti possano essere vittime di stupro mentre sono all’estero è ben conosciuto dai college e dalle università americane. L’ipotesi è discussa apertamente nei siti web delle scuole, e dai consulenti chiamati ad orientare gli allievi nel campo minato della crescita sessuale. Non esistono «paesi a rischio», almeno nella cinta europea, e soprattutto non esistono dati affidabili, in Europa come nel resto del mondo. Le denunce di violenze da parte delle vittime sono il 16% di quelle perpetrate, secondo le proiezioni elaborate dall’Onu.

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